Volontariato e fondi: i tempi troppo lenti per avere il 5 per mille - I soldi per i volontari fermi al 2006.
Il contribuente firma, passano 3 anni:I tempi troppo lenti per avere il 5 per mille ,I
fondi del 5 per mille devoluti dalle tasse al Terzo settore sono spesso
decisivi per le associazioni, ma arrivano a rilento.
Dal 2006 ben 15 milioni e mezzo di contribuenti hanno firmato, mettendo
in moto 336.922.000 euro, ma finora ogni associazione ha ricevuto
soltanto una parte dei fondi relativi a quell'anno. Insomma:gli italiani firmano, ma i contributi arrivano a destinazione tre anni dopo.
Alberti Zarnagni, presidente dell'Agenzia del
terzo settore: un errore rinnovare di anno in anno la normativa sul
sostegno alle associazioni I soldi per i volontari fermi al 2006
Ritardo di tre anni nell'erogazione del 5 per mille. «Il contributo
diventi stabile» ;1] 355 milioni di euro;0] È l'importo complessivo del
5 per mille del 2007 da erogare al volontariato grandi e i piccoli Poco
equa la distribuzione interna Le grandi organizzazioni fanno il pieno Sono i soldi con cui si potrà comprare il pulmino che accompagna
gli anziani al centro ricreativo,si potrà finanziare una ricerca su
cure meno invasive e ugualmente efficaci al cancro,si potranno
piantumare nuovi alberi,si potranno sostenere a distanza bambini senza
casa e senza sogni.
Sono i soldi del 5 per mille: soldi spesso decisivi che arrivano a rilento.
Gli italiani hanno capito quanto sia importante devolvere una parte
delle loro tasse alle associazioni del Terzo settore e firmano,eccome
se firmano:fin dal 2006,anno di istituzione del provvedimento, 15
milioni e mezzo di contribuenti hanno chiesto allo Stato, con la loro
dichiarazione relativa ai redditi 2oos, di occuparsi di questi
soggetti. Mettendo in moto una cifra non da ridere:
336.922.000 euro, ripartiti fra enti di volontariato (200 milioni di
euro), ricerca scientifica e ricerca sanitaria. Ma finora, ogni
associazione ha ricevuto soltanto la parte dei contributi relativi a
quell'anno: il 30 ottobre scorso è stato pubblicato sul sito
dell'Agenzia delle Entrate l'elenco degli enti ammessi al beneficio,
con il relativo importo, che comincia ora ad essere eroato. Per i soldi
del 2008 (dichrarazioni 2007) e del 2009 (dichiarazioni 2008) siamo
ancora in alto mare. Insomma: il contribuente firma, ma il suo con
tributo arriva a destinazione tre anni dopo.
Stabilizzare Un modo per accelerare il complicato iter burocratico ci
sarebbe ed è ben chiaro a tutti i politici: stabilizzare il 5 per
mille. Già, perché la felice intuizione avuta dal ministro Giulio
Tremonti neI 2005 non si è mai tradotta in una legge definitiva: ogni
anno viene confermata la possibilità di mettere una firma sulla
dichiarazione dei redditi per sostenere il terzo settore, ma poi
bisogna arrivare in extremis con la Finanziaria a trovare i soldi che
garantiscano una copertura.
Perché è vero che si tratta di una parte delle tasse, denaro dei
cittadini insomma,ma è una parte che Io Stato toglie ad altre voci di
bilancio.
I parlamentari sono sensibili alla questione e alcuni di loro,quelli
che hanno fondato e aderito all'intergruppo per la sussidiarietà hanno
depositato la scorsa primavera un disegno di legge
rigorosamente bipartisan (primi firmatari i vicepresidenti della Camera
Maurizio Lupi e del Senato, Vannino Chiti).
La buona volontà c'è, il provvedimento legislativo pure.11 professor
Stefano Zamagni, presidente dell'Agenzia del Terzo settore, non ha
dubbi: «Se il 5 per mille divenisse permanente si risolverebbero le
lungaggini e si darebbe respiro a molti enti. Prendiamo atto del fatto
che il governo dichiara la sua intenzione a lavorare in questo senso e
ci auguriamo di non dover attendere a lungo. Ma il problema ora esiste».
Un iter complesso Se ne è parlato anche durante un convegno organizzato
all'inizio di dicembre a Roma. In quella sede, il ministro del Welfare,
Maurizio Sacconi ha garantito che sono stati sbloccati i fondi per le
dichiarazioni del 2007 e che rimane l'impegno del Governo a
stabilizzare il 5 per mille.«Bisogna passare ai fatti»,incalza
Zamagni.«Indubbiamente ammette la dottoressa Marina Germi, direttore
generale della direzione volontariato,associazionismo e formazione del
lavoro al ministero del Welfare fare riferimento a una legge stabile
aiuterebbe anche l'aspetto procedurale,tecnico e gestionale perché
consentirebbe riferimento a norme precise».
Senza contare che l'iter procedurale, dal Fisco al Welfare, richiede
tempo:prima, bisogna ordinare le richieste, poi verificare che i
soggetti coinvolti abbiano i requisiti per ottenere il contributo.
E non esistono uffici ad hoc:ci si arrangia con le forze e gli uomini che ci sono.
Gli esclusi Altro problema è quello degli esclusi. Nel 2006, ad
esempio, a circa 4 mila enti per errori formali venne negato il
contributo, malgrado gli italiani avessero firmato a loro favore.
Grazie a una campagna organizzata da CSVnet (il Coordinamento nazionale
dei centri di Servizio per il volontariato) e da Vita,il Consielio dei
ministri rianrì i termi ii perl'iscrizione ai 5 per mille,«tutelando la
scelta di pi di mila cittadini e consentendo a 194 organizzazioni di
recuperare un milione e trecentomila euro», riassume Marco
Granelli,presidente di CSVnet.
Dall'elenco ufficiale del 2007,ora si sa che ci sono circa 7.500 enti
esclusi,per un totale di circa milioni di euro: «Riteniamo opportuna
insiste Granelli una riapertura dei termini per gli esclusi 2007 e su
questo stiamo lavorando».
I grandi e i piccoli C'è poi la questione di una certa sperequazioni
nella distribuzione dei fondi. Guardando i dati pubblicati sul sito
dell'Agenzia delle entrate, relativi alle dichiarazioni del 2007, il
dato balza all'occhio:
onlus e volontariato hanno ricevuto 234,5 milioni di euro (il 66,i per
cento del totale), per la ricerca ci sono 57,7 milioni (il 16,2 per
cento), la ricerca sanitaria ha avuto 62,9 milioni (il 17,7).Le
organizzazioni di volontariato premiate sono circa 23 mila e le prime
io mila hanno ricevuto circa 48,5 milioni di euro,pari a circa il 20
per cento delle risorse.
I nomi sono quelli piu noti: da Medici senza frontiere (che da solo
rastrella 7 milioni e 800 mila euro) all'Unicef (7.400.000); da
Emergency (6.9oo.ooo) all'Associazione per la Ricerca sul cancro
(4.6oo.ooo).
In fondo alla lista, oscure e degnissime associazioni si accontentano
di qualche centinaio di migliaia cli euro: comunque ossigeno per i
bilanci risicati.
Come spiega Granelli,«forse sarebbero utili norme per limitare le
pubblicità su giornali,radio e tv per il 5 per mille, perché è chiaro
che questa possibilità è solo delle fondazioni o associazioni più
grandi, mentre le piccole si devono affidare al passaparola.
O,almeno, si potrebbe imporre a chi riceve i soldi l'obbligo di una
rendicontazione, per stabilire quanto di questi fondi finisca poi in
pubblicità per l'anno successivo».
Fonte Corriere della Sera.
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